Con una storia lunga di 7 secoli alle spalle, il panno Casentino è oggi uno dei punti di riferimento
del made In Italy.
Esportato in Europa, Giappone e Stati Uniti, è stato usato da Roberto Cavalli, Pierre Cardin e
Gianfranco Ferrè per alcune delle loro creazioni.
L'abito tradizionale in Casentino in passato a doppio petto con martingala e collo di volpe,
fu considerato da Verdi, Ricasoli e Puccini simbolo di eleganza e raffinatezza adatto
per andare a caccia o montare a cavallo.
Il ricciolo che distingue gli abiti in panno Casentino forma uno strato che protegge dal freddo e dalla pioggia.
In passato questo ricciolo si otteneva spazzolando la lana con una pietra mentre oggi si realizza con i denti in acciaio di macchinari industriali.
Le proprietà del panno Casentino sono un isolamento termico pressochè perfetto senza che questo impedisca in alcun modo la traspirazione.
I colori tradizionali degli abiti in panno Casentino sono il verde e l'arancio, a cui
recentemente le aziende hanno aggiunto altri colori e altre tonalità.
La lana veniva lavorata in Casentino già in epoche antiche, etrusca e romana, e nel 1300 gli abitanti del palagio fiorentino di Stia pagavano le tasse a Firenze con dei panni di lana.
Al tempo la lana veniva tessuta per i monaci camaldolesi ma già dal XV sec. si iniziò a realizzare i primi abiti anche per i frati del vicino santuario della Verna.
Questo 'panno grosso' aveva una grande resistenza all'usura, resisteva bene alle intemperie ed era adatto alle necessità di chi doveva viaggiare o trascorrere all'aperto la propria giornata.
Il panno Casentino fu usato per fare mantelline per animali da traino e commercializzato dal 1890 a Firenze
inizialmente dal lanificio di Stia, poi anche dal lanificio di Soci.
L'attivittà diventò presto industriale con circa 800 operai che lavoravano nei due lanifici.
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